Questo magnifico bulino, dal significato sfuggente, è il più intrigante e complesso tra quelli che compongono la serie dei Meisterstiche, licenziati nel periodo tra il 1513 e il 1514 che, nonostante il formato quasi uguale, non hanno apparentemente nulla in comune per quanto riguarda l’aspetto iconografico. Nella penombra del crepuscolo, rischiarata da una cometa, una fanciulla alata siede in una terrazza, circondata da oggetti di vario tipo. Una mano è appoggiata alla testa, in un atteggiamento pensoso, e con l’altra impugna un compasso. Un cane dorme ai suoi piedi e un cherubino è seduto sopra una macina. Dietro appare uno strano edificio che affianca uno specchio d’acqua sopra il quale un pipistrello mostra un cartiglio con la scritta «MELENCOLIA I». Il soggetto è stato al centro di numerose interpretazioni, la più famosa delle quali spetta ad Erwin Panofsky. La sua lettura iconologica fa leva sulle teorie neoplatoniche di Cornelio Agrippa di Nettesheim, secondo cui all’umore melanconico corrisponde il furore creativo. Inoltre, Panofsky identifica nella fanciulla l’allegoria della Geometria sulla base degli arnesi da disegno, la sfera e i modelli stereometrici: oggetti che Schuster associa, invece, all’Astronomia. Secondo una recente ipotesi l’opera alluderebbe alla Philosophia, nel clima della renovatio umanistica promossa da Massimiliano I. Tra i numerosi disegni in rapporto con questa incisione ne esiste uno a penna del 1514 con il primo abbozzo della figura femminile, benché diverso rispetto alla versione finale. Altri studi isolati ma assai più vicini all’incisione, riguardano il genio alato, il cane e alcuni oggetti.